Ritratto - Fabrice Devillers

L'Arte di Lasciar Andare


Forse avete notato che negli ultimi due numeri di Kaskade sono apparse foto di Fabrice Devillers – delle scuole di circo di Berlino e dei festival del Cirque de Demain e di Wiesbaden. Ma il poliedrico Fabrice è anche un performer che ha girato molto, come giocoliere, clown o presentatore, e ovunque vada, porta con sé la propria macchina fotografica.

Gabi Keast: Tu sei stato prima di tutto un fotografo. Dove hai iniziato la tua carriera?

Fabrice: Mi sono formato alla scuola di fotografia Quinault a Parigi negli anni 1983-86. Dopo, ho lavorato in un laboratorio fotografico molto conosciuto, dove sono entrato in contatto con molti fotografi famosi. E' stato allora che ho scoperto il divertimento di fare fotografie io stesso, ed ho iniziato a lavorare come free lance – foto di moda, inizialmente, ma più tardi soprattutto reportages per quotidiani, sulla Romania, la caduta del muro di Berlino, cose del genere. Rimasi affascinato da Berlino e nel 1990 decisi di andare a vivere lì.

Quando hai deciso di interessarti al circo?

Ho conosciuto molti artisti e ho scattato loro delle foto. Alcuni erano studenti alla scuola Etage. Vidi il loro programma di circo per bambini, “Taborka” al teatro Tempodrom. Fino ad allora, la mia idea di circo era crudeltà verso gli animali accoppiata con le abilità circensi tradizionali. Tuttavia Taborka era molto diverso, e ne fui talmente affascinato che dimenticai completamente di scattare foto durante lo spettacolo. Questi artisti erano la prova vivente che non dovevi essere nato in una famiglia circense per imparare le tecniche.

Così prendesti la decisione su due piedi di andare alla scuola di circo?

Sì. Iniziai all'età di 24 anni, e sapevo che la mia tecnica non sarebbe mai stata brillante, ma lavoravo come un matto per tenere il passo con gli altri. Il vantaggio dell'Etage è che ci sono altri aspetti, oltre a quelli legati alle abilità tecniche. Per esempio, essere più anziani è in realtà un vantaggio, quando si arriva alla caratterizzazione, perché si ha più esperienza di vita da immettere. Oltre che andare a scuola, per me è sempre stato importante esibirmi, imparare attraverso l'esperienza pratica. Dopo tre mesi a scuola, iniziai a portare in strada il mio primo piccolo show. La strada è la migliore scuola che ci sia. Ho anche colto ogni possibile opportunità per esibirmi in cabaret notturni e fare piccole esibizioni a contratto, e dopo due anni ero nel “Taborka” anch'io. A quell'epoca passai alla Scuola Statale per le Arti dello Spettacolo. Nel 1995 divenni il primo e, finora, unico clown ad essermi diplomato presso quella scuola.

Cosa ti ha fatto decidere di specializzarti nella clowneria e nel juggling?

Ho iniziato troppo tardi per le discipline acrobatiche, trapezio e cose del genere, e non credo di esserci portato. Ma la giocoleria mi è riuscito facilmente fin dall'inizio. In un lasso di tempo relativamente breve sono stato in grado di fare le 5 clave piuttosto bene, ed è l'abilità nella quale mi piaceva di più esercitarmi. Ma più importante della tecnica è il montaggio del numero, ed ecco da dove è venuta la clowneria.

Quindi sei un giocoliere ed un clown – quale aspetto di te è quello dominante?

Molti dei miei numeri sono connessi con la giocoleria. Alcuni di essi sono pura giocoleria – le clave e le torce per esempio, dove l'enfasi è posta principalmente sugli schemi. Inizialmente il mio personaggio serviva solo alla confezione del numero, ma poi è diventato via via più dominante, finché ho sviluppato delle routines di pura clowneria. Il mio programma è oggi una miscela dei due aspetti, ed entrambi hanno la stessa importanza.

Quali aspetti del juggling ti eccita di più?

Domanda stupida! Clave, torce, coltelli, bottiglie – qualsiasi cosa che giri…

E che tipo di clown sei?
Mi piacciono le cose assurde, cose che sono assolutamente bizzarre. C'è un po' di clown bianco nei miei modi (superiori), ma più del clown con il naso rosso nel mio modo di agire (goffo). Mi definirei di più un attore comico, il termine clown è molto ampio. In realtà non ho mai indossato un naso rosso – mi impaccerebbe.

La parte del tuo spettacolo che preferisco è il cuoco francese. Come hai creato quel personaggio?

Ho sviluppato “Popol Beaucul” per uno spettacolo intitolato “Je länger, je lieber” (qualcosa come “Pomp Duck & Circumstance”) insieme con i registi Mathias Krahnert e Constanze Debus, e ora vive una sua vita indipendente al di là dello spettacolo. E' molto divertente recitare in Francese, poter dire quello che voglio, poiché il pubblico non capisce tutto… o se lo fa è peggio per lui. Qui ho riscoperto un po' del Francese che è in me.

Che importanza ha il parlato, come elemento nel tuo spettacolo?

Posso fare delle routines mute o lavorare con il parlato, in realtà non ha molta importanza. Alcuni dicono che è meglio se tengo la bocca chiusa (ma neanche a me loro piacciono molto).

Qual è l'elemento principale quando presenti uno spettacolo?

La cosa importante è non giocare a spese degli altri artisti. Come Maestro di Cerimonie, tu sei l'incarnazione dello spettacolo, sei il mediatore tra il palcoscenico ed il pubblico. Il tuo lavoro consiste nel porre l'enfasi sugli artisti, non nel ricacciarli sullo sfondo, cosa che sarebbe molto facile fare in quella posizione.

Cosa ti piace di più quando presenti uno spettacolo?

Sono un tossico da palcoscenico. Semplicemente amo stare sotto i riflettori. Più è, meglio è.

Presentare è solo un modo per aumentare le tue opportunità di esibirti, o il fatto è che la giocoleria e la clowneria “soltanto” non ti bastano?

Molto di quello che faccio è semplicemente saltato fuori così. Non ho mai deciso di fare questo o quello. Accetto la sfida quando arriva. Non potrei mai fare lo stesso spettacolo per lunghi periodi – sarebbe troppo noioso per me. Facendo cose differenti si cresce, si diventa flessibili e si è in grado di accettare vari tipi di ingaggio. Sono aperto a qualsiasi cosa.

Tu persegui ancora la tua carriera di fotografo. Oltre che fare del lavoro su commissione, come materiale pubblicitario per artisti, ti porti sempre dietro la macchina fotografica ovunque tu ti esibisca. Che genere di cose riprendi, sul palco e dietro le quinte?

Sono affascinato dall'estetica delle persone e delle situazioni. Preferisco lavorare come in un reportage, documentando i vari aspetti del lavoro artistico, dal dietro le quinte – entrare nel costume, truccarsi, fare gli esercizi di riscaldamento, alzare il tendone, ecc. – fino allo spettacolo in sé.

Come è cambiato il tuo modo di vedere le cose attraverso l'obiettivo, da quando tu stesso hai cominciato ad esibirti?

Non ci sono molti fotografi che sono in grado di catturare l'atmosfera che accompagna un'esibizione. Il vantaggio che ho sugli altri fotografi è che io so cosa sta per accadere tra un momento: so quando le nove palle saranno in aria, so quale figura acrobatica si sta preparando, e quindi posso chiudere l'otturatore quei pochi secondi in anticipo che sono vitali. Il fatto di essere un performer mi rende in qualche modo più facile guadagnare l'accesso all'area di backstage ed entrare in contatto diretto con gli artisti.

Le tue foto non sono solo pubblicate su riviste come Kaskade; tu allestisci anche delle mostre.

Sì, la prossima probabilmente sarà alla fine di Settembre a Rostock, in Germania. Il tema è “L'Arte di Lasciar Andare”, e naturalmente vi saranno molte foto di giocoleria. Speriamo di riuscire a produrre un catalogo per accompagnare la mostra, ma questo dipenderà dal fatto se riusciremo o meno a trovare degli sponsor. La data precisa sarà pubblicata su www.dev-foto.de, dove si possono trovare anche alcune fotografie. Tra parentesi, informazioni su di me come artista si trovano su www.fabrice-aus-paris.de.

Grazie tante, e siamo impazienti di vedere altre tue foto su Kaskade.

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